«Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,7).
Dovremmo scolpire nei nostri cuori le parole di Luca. Il bambino appena nato, deposto in una mangiatoia per essere scaldato, è una scena usuale dei nostri presepi, ma su cui non riflettiamo mai abbastanza.
Dovrebbe suggerirci un pensiero sincero e profondo verso coloro che scappano, i diseredati, i nullatenenti. Non solo per i terremoti terribili che in questi mesi ci hanno reso fragili, ma anche per quello che vediamo accadere nel mondo.
Troppo spesso il povero disturba: come il malato o l’anziano non ha volto, e quando lo ha lo allontaniamo. La sua vista inquina il nostro mondo dorato.
Invece i poveri, coloro che sono nella necessità, hanno un volto, un nome, un odore forte di povertà. Ma spesso sono ladri, drogati, uomini la cui storia non ci interessa. Non ci importa cosa li ha spinti ad affrontare un viaggio disperato per terra e per mare, cosa li ha mossi a drogarsi, ubriacarsi, perdere al gioco i loro pochi soldi. Non vogliamo sapere perché dormono per strada: ci basta dire: «vai a cercarti un lavoro». Una risposta troppo semplice per vite così complicate.
Riflettiamo sulle parole di Gesù: «beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli». Non dovremo mai, nella nostra abbondanza, dire che non abbiamo più bisogno di Dio, che non lo riconosciamo. Lui è presente, è accanto a noi nel bene e nel male. Accogliere Dio è la nostra salvezza, come lo è accogliere e cercare di capire chi si allontana da Lui, come lo è farsi accanto a chi si trova nella necessità più assoluta.
La luce di Dio è in ogni uomo e in ogni donna. Lasciarla risplendere sempre, non solo a Natale, ci fa essere più vicini ai nostri fratelli e sorelle, anche quando questi non ci riconoscono come tali.
Il migliore augurio in occasione di questo santo Natale è che la Luce divina, che è in ognuno di noi, possa risplendere sempre più forte. Auguro a tutti Voi e ai vostri cari un santo Natale e un anno nuovo sereno, pieno di gioia, di fraternità e, speriamo, anche senza terremoto.

